Tentatrice

Con questa parola molti uomini (specialmente se di religioni monoteiste) definiscono in generale la donna, e in particolare una donna che ha suscitato il loro desiderio senza però corrisponderlo.

Se si attiva un desiderio erotico quando un uomo vede una donna, di per sé non c’è niente di male. E se la controparte non ha la stessa reazione (leggi: se la donna non ne vuole sapere), non ci dovrebbe essere niente di male. Purtroppo nella nostra cultura l’attivazione del desiderio maschile è fortemente incoraggiata, a questo scopo il corpo femminile e la donna tout court sono fortemente sessualizzati, e la frustrazione del desiderio (maschile) è recepita come fallimento dall’uomo. Per evitare di percepirla come fallimento, è stata girata la frittata: quando c’è un rifiuto, non è l’uomo a non essere attraente, bensì la donna a tentarlo per poi rifiutarlo. E perché lo farebbe, una donna? Per affermare il proprio potere! Ovvio, no? E non c’è nulla che a un uomo dia più fastidio del credersi privo di potere. Allora che fa? Attacca, per dimostrare di essere più forte. All’inizio si limita ad insiste (tentativo di farle cambiare idea – tentativo di prenderla per sfinimento). Se la donna non cambia idea e finisce male, allora di chi è la colpa? Della donna che avrebbe tentato l’uomo a farsi importunare (o nella peggiore delle ipotesi massacrare di botte e uccidere), o dell’uomo che non si sa controllare?

Perché non è che ci voglia poi molto a controllare i propri istinti sessuali! E non si punti il dito contro il testosterone, per favore, perché in alcuni momenti del ciclo le donne provano un desiderio erotico fortissimo, ma si riescono a trattenere. Se a una donna piace un uomo (o una donna) e l’uomo (o la donna) non ne vuole sapere, lei può anche insistere un po’, ma poi se ne farà una ragione (ci sono delle eccezioni, ma raramente si arriva al maschicidio e di solito nemmeno alla molestia). Oh come mai gli uomini sostengono di non potercela fare?

Tra l’altro, la molestia è tale quando è in gioco una disparità di potere sociale e forza fisica, che rende disturbante l’esperienza di essere corteggiata ma non interessata al corteggiatore. In situazioni come queste, specialmente quando si prende coscienza della disparità di cui sopra, ci si sente in pericolo. Del resto non fanno che ripeterci da quando siamo piccole di stare attente ai maschi. Se anche siamo più forti, siamo indotte a crederci più deboli. Ne parleremo meglio in qualche altro articolo, magari sotto la parola “attenta” (spero di ricordarmi di mettere il link quando ne scriverò).

Un vero uomo riesce a controllare i propri impulsi erotici, e se anche si arrabbia per un rifiuto, sa che non c’è da arrabbiarsi con la “tentatrice”, che probabilmente stava andando per la sua strada pensando ai fatti propri.

Tutto ciò (e molto altro) è spiegato magnificamente in due articoli comparsi sul Guardian in seguito alla strage di Atlanta ai danni di un gruppo di donne. Mi fa piacere ricordarne i nomi: Delaina Ashley Yaun, Xiaojie Tan, Daoyou Feng, Hyun Jung Grant, Soon Chung Park, Suncha Kim, Yong Ae Yue (cfr. https://www.bbc.com/news/world-us-canada-56446771). Uccise da uno che riteneva le donne della spa in cui lavoravano (una di loro era solo una cliente) talmente tentatrici da meritare la morte, visto che lui non riusciva a resistere al richiamo tentatore dei loro corpi.

Come dire: soffro di dipendenza dal gioco, quindi do fuoco a tutte le sale scommesse e slot machines della città. Ma vi pare?

Gli articoli sono uno di Rebecca Solnit, l’altro di Moira Donegan. Il primo tradotto in italiano e pubblicato dall’Internazionale nel n. 1402, anno 28 (lo potete leggere anche in lingua originale qui: https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/mar/19/women-harmed-every-day-invisible-men); l’altro l’ho trovato solo in inglese sul sito del Guardian a questo link: https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/mar/18/atlanta-spa-shootings-men-rage-sex-addiction

A te è mai capitato che un uomo ti abbia chiamata “tentatrice” perché gli piacevi ma non lo volevi? A me è capitato più di una volta; ha preteso di essere ricambiato e si è arrabbiato perché non ho comunque dato il consenso. Poco piacevole… Se hai voglia, raccontami la tua esperienza (non la pubblicherò a meno che tu non me lo chieda). Io trovo che parlarne sia liberatorio… e grazie di essere arrivata fio alla fine dell’articolo!

messaggi@degenere.net

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