SERENA BALLISTA, Stereotipi di genere e infanzia

Eccellente lezione di Serena Ballista, tra le altre cose studiosa e presidente dell’UDI Modena, su un argomento che conoscevo bene ma su cui val sempre la pena riflettere.

La lezione dura un’oretta, presentazioni e discussione finale la allungano a più di un’ora e mezza, ma è un tempo che non mi è parso affatto eccessivo, mai noioso. L’incontro intero si può vedere sulla pagina FB di Dry-art, ovvero qui https://www.facebook.com/associazioneDryArt/videos/1079757975864953/?comment_id=1082408558933228&notif_id=1618593215795022&notif_t=video_reply&ref=notif

All’inizio Ballista offre un ottimo riassunto dei testi fondamentali di Gianini Belotti, Dalla parte delle bambine (1973) e di Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine (2007), concentrandosi sulle parti inerenti l’argomento, ovvero il sessismo non solo nei libri di testo, ma nella vita intera in cui siamo immers_ sin dalla più tenera età.

Un concetto chiave di cui voglio ricordarmi è quello del meccanismo di sanzionamento in cui incorrono bambine e bambini nel momento in cui trasgrediscono i comportamenti o anche l’aspetto esteriore assegnato loro in base al loro sesso/genere. Il sanzionamento, in forma di critica o derisione, avviene da parte degli adulti ma anche dei pari, ed è tanto più efficace quanto minori sono le difese e la sicurezza delle persone. Per questo il picco di accettazione degli stereotipi (non solo di genere) si ha durante l’adolescenza, quando è più seducente accettare il pensiero altrui (peraltro disseminato tutto intorno a noi) e così essere accettat_ e sentirsi parte di un gruppo. Il bisogno di approvazione è uno stimolo enorme che riesce facilmente a inibire lo sforzo di osservazione critica, a cui comunque non tutt_ siamo allenat_.

Un’altra cosa che annoto sono i tre episodi sessisti richiamati: l’uno in occasione della premiazione di Ada Hegerberg, l’altro, più recente, nei riguardi della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen in Turchia, e l’ultimo in occasione di un altro premio, a Silvia Avallone, con Bruno Vespa che si concentra sul tatuaggio anziché sulle idee dell’ospite.

Ecco qualche link per rinfrescare la memoria e il disappunto: tre su Hegerberg (https://video.link/w/JM3lc, https://video.link/w/yL3lc, https://video.link/w/fL3lc) e uno in inglese che mi sembra ben sintetizzare tutti i termini in gioco nell’episodio di von der Leyen (https://video.link/w/7O3lc). Su Avallone non ho trovato nulla, chiedo aiuto a chi mi legge: mandami quello che trovi, per favore, su messaggi@degenere.net

Molto interessanti anche i suggerimenti di lettura:

Ballista, Formica, Mimosa in fuga, ed. Carthusia

Biemmi, Ferrari, Il principino scende da cavallo, ed. EDT-Giralangolo

Plantel, Gutiérrez, Le donne e gli uomini, ed. Becco Giallo

Biemmi, Terranera, Cosa faremo da grandi?, ed. Settenove

Rodari, Costa, Favole a rovescio, ed. Emme

Duras, Ah! Ernesto, ed. Rizzoli

Poi ci sono dei libri interessanti sul sessismo nella canzone italiana. Copio un link a un articolo ricco di spunti che val la pena di leggere e spulciare: https://www.indiscreto.org/non-sono-solo-canzonette-gli-stereotipi-di-genere-nella-musica-italiana/

Un’altra riflessione che andrebbe approfondita è quella sull’idea di differenza. Ciò che differisce (il femminile) non lo fa rispetto a una norma ritenuta universale (il maschile): i due elementi si definiscono differenti l’uno rispetto all’altro secondo una prospettiva relazionale e reciproca. Non si dovrebbe parlare della diversità tra donne e uomini prendendo uno dei due come riferimento e l’altro come differenziato.

Lo so, l’ho spiegato da cani, ma sicuramente hai capito!

Ecco, mi sembra di aver scritto tutto quello che mi ha colpita.

Grazie Dry-art!

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