Intervista Crispin-Chambers sul matrimonio

Il ventaglio di argomenti trattati da Jessa Crispin e le sue ospiti nel podcast “Public Intellectual” è davvero ampio. Ma non sono rimasta nell’imbarazzo della scelta a lungo, e mi sono concentrata sull’intervista con Clare Chambers dal titolo “The Argument for a Marriage Free State” (che tradurrei con “Argomenti per uno stato senza matrimonio”).

La conversazione, in inglese, verte sui motivi per cui il matrimonio come istituzione non è più attuale né sufficiente, e non dovrebbe pertanto essere privilegiata. Altre forme di rapporti (oltre alle unioni civili) sono altrettanto importanti e andrebbero regolamentate per garantire stabilità ed equità alle persone vulnerabili. Ridistribuire i diritti del matrimonio darebbe modo di ristrutturare legalmente ed emotivamente le nostre vite senza dover subire pressione per un’unica forma (dominante) di relazione.

Ecco le domande chiave che danno numerosi spunti di riflessione.

Perché abolire piuttosto che riformare il matrimonio? Il matrimonio ha alle spalle una lunga tradizione di oppressione della donna e anche delle persone lesbiche e gay. Una riforma, che è comunque necessaria per la parità, non sarebbe sufficiente perché il valore legale potrebbe essere riformato, sì, ma il valore simbolico non può essere cancellato o cambiato.

Il lavoro di cura dei figli e della casa è distribuito in modo imparit tra uomini e donne e peggiora dopo il matrimonio eterosessuale. C’è differenza tra convivenza e matrimonio da questo punto di vista? Statisticamente, analizzando single, conviventi e persone sposate, sono le mogli a fare la maggior parte del lavoro di casa. Dopo il matrimonio la quantità di lavoro non cambia, ma cambiano l’approccio, l’aspettativa e la normatività su chi farà tale lavoro. Chi supporta il matrimonio vuole che siano rispettate certe norme (monogamia, impegno reciproco, ecc.), e parte di tali norme e fortemente sessiste.

Pensiamo di avere consapevolezza e libero arbitrio, e di poter sfuggire alla pressione normativa del matrimonio, ma forse non è così. Certo, il libero arbitrio c’è, e non solo per il matrimonio, ma siamo comunque immers* in un contesto sociale che dà senso e significato alle nostre scelte. Si può rifiutare tanta parte del matrimonio, per esempio nella celebrazione e nella cerimonia, ed effettivamente in questo modo ci si differenzia, ma se comunque si sceglie l’istituzione del matrimonio, è perché si vogliono abbracciare alcuni dei suoi significati e delle sue implicazioni. Altrimenti perché sposarsi?

Oggi il matrimonio non è più una necessità economica e sociale, in particolare per le donne, e si può scegliere di non sposarsi. Questo rende più difficile parlare di riforma del matrimonio? Nel Regno Unito c’è una grande discussione intorno alle unioni civili: si devono o non si devono aprire anche a persone di genere opposto? Perché devono essere solo per omosessuali? La discussione verte sul fatto che la scelta tra matrimonio e unione civile, istituzioni che danno accesso agli stessi diritti e doveri legali, deve essere offerta anche agli eterosessuali. La domanda è: perché, visto che gli eterosessuali comunque avevano già il matrimonio? Poi il discorso si è allargato anche a persone che non avevano una relazione romantica, bensì amicale o fraterna /sorerna o altro, e che però volevano la stessa protezione offerta dalle unioni civili. Questo mette in luce la vulnerabilità di chi viene deliberatamente tenut* fuori da questo vincolo istituzionale. La regolamentazione delle relazioni, che protegge i soggetti vulnerabili e garantisce la parità, dovrebbe essere estesa e permessa a tutti, non limitata a chi sceglie questo vincolo, peraltro l’unico possibile, di contratto sociale.

È molto diffusa nelle persone una percezione di aleatorietà dei rapporti non vincolati dal matrimonio, laddove il matrimonio ha di per sé dei larghi margini di instabilità. Si può configurare una vera e propria discriminazione? Nel discorso politico, il supporto al matrimonio non è uno scopo in sé ma un viatico verso la stabilità sociale in generale. Nella realtà dei fatti il matrimonio non è affatto una garanzia, e questa rappresentazione pubblica porta a pregiudizi e discriminazioni. Un genitore non sposato è spesso associato a razza e classe in modo discriminatorio. In altre parole, il matrimonio è fortemente strumentalizzato.

Una delle ragioni addotte in supporto del matrimonio è la cura ed educazione della prole: non è forse una garanzia per loro? In realtà il matrimonio è stato lo strumento per garantire l’impegno di entrambi i genitori verso i figli, pur nella sua instabilità attuale. Invece di affidare alla relazione di coppia la cura dei figli, varrebbe la pena di creare un’istituzione che si focalizzi sull’essere genitore piuttosto che marito o moglie. Questo proteggerebbe molto di più i figli.

E le forme meno convenzionali di genitorialità? Per esempio due sorelle, due persone dello stesso sesso, famiglie allargate? La vera domanda è: cos’è un genitore? Chi può essere genitore per un* bambin*? Genitore e figli* possono anche non essere geneticamente legati: creare e mettere al mondo un* figli* non significa crescerl*. Il dibattito sull’argomento è ancora aperto e cruciale.

Negli Stati Uniti c’è sempre meno gente che si sposa, e chi si sposa è normalmente in una posizione di privilegio: san*, eterosessuale, ricc*, bianc*. Come riformare il matrimonio tenendo conto di questo dato demografico? Ci vuole un’analisi intersezionale del matrimonio perché c’è un chiaro legame tra la condizione di vulnerabilità strutturale di certi gruppi sociali e la loro esclusione dall’istituzione matrimoniale. La priorità dovrebbe andare non allo status (persone legate da matrimonio e unione civile) ma alla “pratica relazionale”, che può essere di coabitazione, genitorialità, accudimento, dipendenza economica o d’altro tipo. È questo che andrebbe preso come punto di riferimento e regolamentato, garantendo tutte le persone vulnerabili e scardinando l’aura emotiva totalizzante e idealizzante che ancora regna intorno all’idea del matrimonio.

Il podcast, in inglese, si può ascoltare IN INGLESE su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/episode/4r41fHsuDIHMtZ6yhVpUpV?si=1YQ-PDBRSUC30sEx52TcfQ&dl_branch=1

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